domenica 10 febbraio 2013

Intervista a PEDRO CARRILLO

Non sono una giornalista, né ho ambizioni in tal senso. Mi definirei più che altro una persona curiosa che non si stancherebbe mai di fare domande.
In particolare, faccio un lavoro che a volte mi porta a chiedermi...Ma perché lo faccio? I sacrifici sono all'ordine del giorno fin da quando si è bambini, e chi decide di fare il musicista nella vita viene sempre guardato con un misto di interesse e sospetto. E spesso mi domando come vivano questa situazione gli altri musicisti...e allora ho pensato: perché non chiederglielo di persona?
Ho molti amici e conoscenti che hanno scelto questa strada, e ho pensato di chiedere loro di raccontarci su questo blog qualcosa di loro, delle loro scelte...Alcuni di loro sono affermati e in carriera, altri sono giovani promesse, altri ancora si stanno costruendo il proprio futuro passo dopo passo. Le loro storie sono belle e uniche, e spero che vi piacerà leggerle quanto è piaciuto a me raccontarle.

Il mio primo intervistato è il baritono venezuelano Pedro Carrillo, che ho avuto la fortuna di conoscere alcuni anni fa durante una masterclass in Sicilia. 
Buona lettura!


Pedro.
Sono nato a Caracas, Venezuela, un bel giorno di giugno dell’anno…poi te lo dico. Ho studiato canto nella mia città, dove ho fatto l’università ben due volte: la prima mi sono laureato come Produttore di Radio, Cinema e Teatro. La seconda come cantante lirico, la mia vera vocazione e passione. 
Troppi anni di studio!
Italia, la mia nuova casa.
Sono in Italia da 5 anni, non riesco a capacitarmi di come passi il tempo. Mi sono trasferito principalmente per studiare a Milano con il M° Vittorio Terranova. Sentivo la necessità di ricostruire la mia tecnica vocale: dopo una masterclass a Caracas con un celebre soprano, mi sono accorto di avere ancora troppi dubbi, spazi vuoti, e volevo riempirli. Per caso ho conosciuto a Bogotà un ex-allievo di Terranova, e sono riuscito a contattarlo. Dopo poche lezioni ho intuito subito che con lui c’era una grande possibilità di imparare e soprattutto "rifarmi la testa". In Venezuela cantavo un repertorio limitato, mentre qua ho capito fino a dove avrei potuto spingermi.

Partire non è stata una decisione sofferta, anzi.

Una volta ammesso alla Accademia Marziali [dove insegna il M° Terranova, ndr], sono tornato alla mia città e nel giro di tre settimane ho chiuso casa mia, ho sistemato i miei documenti e… mi sono sposato! Tre settimane per chiudere una vita ed iniziarne una nuova. Credo che se non fosse stato così, se mi fossi messo a pensarci…non avrei fatto nulla…
Perché l'Italia? Ho sempre pensato che in realtà non sono io ad aver scelto questo Paese, ma è l’Italia che ha scelto me. Avevo già provato a venire in Europa diverse altre volte: Germania, Francia, Spagna, ma c'era sempre qualcosa che mi chiudeva la porta. Da quando ho deciso di venire in Italia invece sono stato subito in grado di riconoscere le "porte", e finora poche sono rimaste chiuse. L'Italia è la mia nuova patria.

Venezuela: un amore doloroso.
In Venezuela c'è una realtà fantastica per gli strumentisti: tante orchestre, tanti posti per studiare e bravissimi maestri. Puoi farti una vita di buon livello, senza tradire la tua vocazione. Per un cantante è molto diverso. Poche opportunità, spazi chiusi, direttori inadeguati, liste nere. Infine…una difficile realtà. 
In Italia, da cantante, ho trovato più riconoscimento al valore del mio lavoro, opportunità che mai mi sarei immaginato, gente che ha voluto prendersi rischi per me e con me, persone che mi hanno fatto crescere: gente che sa il mestiere e da cui è bello imparare. E poi, ho trovato tanti colleghi che mi hanno accolto subito come loro pari, anche se sono straniero, per il semplice fatto di riconoscere nel mio lavoro un livello, un lavoro ben fatto e tanta passione. 
Da quando sono arrivato non ho fatto altro che cantare, e i teatri mi richiamano. Questo nel mio Paese era quasi impossibile. Una volta che fai il primo errore, non te lo perdonano più. Certamente ho commesso errori anche qui, in Italia ed Europa, ma c’è sempre stato qualcuno che ha visto oltre, mi ha spinto a crescere e superarmi. 
E per questo sarò sempre grato.

Sentirsi a casa in terra straniera.
Le difficoltà più grandi rimangono sempre nell’ambito della burocrazia: l’incubo del permesso di soggiorno, le continue domande in questura, tutti gli intoppi veri e quelli artificiosamente creati sul tema immigrazione. E per questo ci sono stati momenti in cui ho veramente sofferto in Italia. Comunque…c’è sempre l’angelo che ti protegge. Un amico, immigrato pure lui, ha definito molto bene questa situazione: "In Italia la burocrazia ha solo due possibilità: tutto è impossibile, o tutto è un miracolo". Ed è verissimo.
Dal punto di vista lavorativo, trovo che soprattutto in Italia fare il passo dalla gavetta al vero lavoro sia molto complicato. Ancora non credo di comprendere a fondo i meccanismi che permettono di scalare il gradino successivo. Ma ci sto provando…eccome!
E poi sono un sentimentale, e riesco davvero a sentirmi “a casa” ovunque. Non so, forse è un difetto, forse è un pregio. Ma soffro sempre quando devo lasciare una compagnia con cui si lavora bene: lascio fratelli e sorelle ovunque! Io lavoro molto per creare dei buoni rapporti coi colleghi. Perché parto dall'ammirazione: sempre cerco di trovare negli altri quello che mi piace, quell'aspetto del loro canto che mi fa sognare, e mi fa chiedere "ma come fa"? E crescere così con loro. 
Dire in quale teatro mi sia sentito meglio, è come dire quale dei miei genitori ami di più! E' impossibile!
Dove la poesia incontra la musica. 
Quando affronto per la prima volta lo studio di un nuovo lavoro, cerco di capire qual è l’impressione generale che quell'opera o quel personaggio mi trasmette. Il primo impatto. 
E parto da lì. 
Mi dico: Alla fine di quest'opera vorrei che gli spettatori uscissero con queste emozioni dentro. Così, mentre imparo le note cerco subito di introiettarle,  capire come le sento, come vedo le frasi e gli accenti. Una volta che la musica è dentro, le parole vengono praticamente da sole. E lì comincia il lavoro più profondo. Dove la poesia incontra la musica. 
E' il momento in cui puoi arricchire i tuoi concetti, i tuoi sentimenti: imparare a crescere in una direzione sconosciuta. 
Ma alla fine sono molto pragmatico: so che posso memorizzare molto presto e facilmente, e lascio alla scena ed al rapporto coi colleghi l’ultima parte del lavoro.
Regie e sogni...
Credo che l’unico personaggio con cui abbia veramente sofferto sia Alfio (Cavalleria Rusticana). Non è adatto a me…o almeno non lo è stato nel momento in cui l’ho affrontato. Non mi vedo in quei panni, non ho la stoffa per quel carattere né la giusta vocalità. Comunque ho dovuto farlo molte volte, e ho tentato di essere semplicemente onesto: non mi sono mai imposto cose che so di non poter fare.  
E poi…l’operetta. Ho cantato La Vedova Allegra in italiano diverse volte. E proprio non è il mio campo. La tessitura è impossibile, il mio accento straniero nei dialoghi mi risulta insopportabile, ed il ruolo…insomma. Ma che musica!! Lèhar scrive davvero delle melodie uniche. 
Con le regie sono stato finora abbastanza fortunato; per il momento in Italia il Regietheater non si impone con forza, e la mia esperienza come attore di prosa mi aiuta sempre moltissimo: sulla scena riesco ad ottenere il rispetto dei registi, e questo facilita molto le cose. 

Fortunatamente, finora ho fatto pure dei ruoli che mai mi sarei immaginato di poter cantare: Rigoletto, Amonasro, Conte di Luna… Verdi per me è casa, il posto dove mia voce rende meglio. Ma non ho ancora potuto cantare la mia opera verdiana preferita, Don Carlo. Sogno di avere presto l’opportunità di fare Rodrigo, sono sicuro che andrebbe benissimo!! 
Poi, il mio VERO sogno nel cassetto è cantare Iago ...ma credo che sia ancora prematuro. Voglio aspettare che la mia voce maturi e che abbia il colore giusto per quello che voglio fare con quel ruolo, saper rendere tutte le sfumature e la grande musica che c’è dentro. Spesso  Iago negli ultimi tempi è reso in maniera quasi volgare, che non riflette tutti i colori che Shakespeare, Boito e Verdi hanno creato per questo grandissimo personaggio. Spero di potergli rendere presto onore!
La voce ideale.
Alla fine mi sono creato un artista ideale: la voce di Merrill, la forza di MacNeill, l’espressione di Cappuccilli, il gesto di Gobbi…e cosi via. E' facile inizialmente trovare in tutti dei difetti, ma poi, mettendo il corpo in questo lavoro, riesci ad ammirare tutti questi grandi interpreti che hanno segnato la storia dell’Opera. Invece per quanto riguarda i baritoni moderni, credo che siano molto meglio dal vivo. Di recente ho visto Dimitri Horostovsky, che in registrazione non mi piace, ma che sul palco mi ha molto colpito. La stessa cosa vale per Hampson, un grande liederista, la cui voce vera non è quella che si sente in disco.
Lieder o opera?
ENTRAMBI! I grandi, grandissimi del passato non hanno abbandonato mai la musica da camera. Io ho cantato moltissimi Lieder gli anni di studio, e facendo cosi ho imparato molte cose che poi funzionano benissimo nell’opera. Certo, si deve adattare tutto alla misura dello spazio dove si fanno l'uno e l’altro. Ma il buon gusto e la grande musicalità l’impari cantando Schubert, Schumann, Brahms…poi per il baritono…il Lied è una benedizione! 




Aggiornamento: proprio oggi Pedro è diventato papà!! Un grande augurio a lui, alla sua splendida moglie Victoria e al suo piccolo Stefano!



domenica 11 novembre 2012

AMORE ALL'OPERA

E' ora di svegliare questo blog dal letargo: a breve proporrò una novità per gli amanti (e curiosi) del mondo musicale, ma per ora mi accontenterò di un piccolo post per tornare attiva.
Dopo i tre "cattivi" operistici, propongo oggi i tre più bei duetti d'amore (sempre secondo me, e sempre i più belli...per oggi: magari domani cambierò già idea!!). Sarei curiosa di conoscere altri pareri: se ci sono appassionati di opera in ascolto, pubblicate la vostra personale classifica!

3.
Al terzo posto un duetto appassionato, tenebroso e palpitante fatto di musica che graffia e morde, ma allo stesso tempo avvolge e seduce: parliamo della seconda scena del II atto di Un ballo in maschera (G. Verdi), dove Riccardo, governatore di Boston, raggiunge Amelia, da lui profondamente amata ma sposa del suo fedele segretario Renato. La lacerazione interiore di Amelia tra amore dissennato e senso del dovere è palpabile fin dalle prime note del concitato dialogo, mentre l'ardore di Riccardo incalza e fa breccia nel cuore della donna: qui sboccia il germe della tragedia.



Riccardo
Teco io sto.
Amelia
Gran Dio!
Riccardo
Ti calma:
Di che temi?
Amelia
Ah mi lasciate...
Son la vittima che geme...
Il mio nome almen salvate...
O lo strazio ed il rossore
La mia vita abbatterà.
Riccardo
Io lasciarti? no, giammai:
Nol poss'io; chè m'arde in petto
Sovruman di te l'affetto.
Amelia
Conte, abbiatemi pietà.
Riccardo
Così parli? a chi t'adora
Pietà chiedi, e tremi ancora?
Questo core innamorato
L'onor tuo rispetterà.
Amelia
Ma, Riccardo, io son d'altrui...
Dell'amico più fidato...
Riccardo
Taci, Amelia...
Amelia
Io son di lui,
Che darìa la vita a te.
Riccardo
Ah crudele, e mel rammemori,
Lo ripeti innanzi a me!
Non sai tu che se l'anima mia
Il rimorso dilacera e rode,
Quel suo grido non cura, non ode,
Sin che l'empie di fremiti amor?...
Non sai tu che di te resterìa,
Se cessasse di battere il cor!
Quante notti ho vegliato anelante!
Come a lungo infelice lottai!
Quante volte dal cielo implorai
La pietà, che tu chiedi da me! -
Ma per questo ho potuto un istante,
Infelice, non viver di te?
Amelia
Deh soccorri tu, cielo, all'ambascia
Di chi sta fra l'infamia e la morte;
Tu pietoso rischiara le porte
Di salvezza all'errante mio piè.
E tu va - ch'io non t'oda - mi lascia:
Son di lui, che il suo sangue ti diè.
Riccardo
La mia vita... l'universo,
Per un detto...
Amelia
O ciel pietoso!
Riccardo
Di' che m'ami...
Amelia
Ah va, Riccardo!
Riccardo
Un sol detto...
Amelia
Ebben, sì, t'amo...
Riccardo
M'ami, Amelia!
Amelia
Ma tu, nobile,
Me difendi dal mio cor!
Riccardo [fuori di sè]
M'ami, m'ami!... oh sia distrutto
Il rimorso, l'amicizia
Nel mio seno: estinto tutto:
Tutto sia fuorchè l'amor!
Quale soave brivido
L'acceso petto irrora!
Ah ch'io t'ascolti ancora
Rispondermi così!
Astro di queste tenebre
A cui consacro il core:
Irradiami d'amore,
E più non sorga il dì!
Amelia
Ahi sul funereo letto
Ove sognava spegnerlo,
Torna gigante in petto
L'amor che mi ferì!
Chè non m'è dato in seno
A lui versar quest'anima?
O nella morte almeno
Addormentarmi qui?

2.

Al secondo posto, il celebre duetto d'amore tra Silvio e Nedda in Pagliacci (Leoncavallo): impossibile non lasciarsi travolgere dalla passione di Silvio che reclama col cuore in mano ciò che Nedda gli deve: ammettere che non ama Canio, l'uomo che l'ha tolta dalla strada e che le fa da compagno-padrone, e partire via con lui, abbandonare questa vita di vagabondaggi e realizzare il loro sogno d'amore: non c'è più tempo per indugiare, la compagnia parte l'indomani e Nedda con essa, se non accetterà di fuggire con Silvio. 



SILVIO
Nedda!
NEDDA
Silvio! a quest'ora... 
che imprudenza!
SILVIO
Ah bah! 
Sapea ch'io non rischiavo nulla. 
Canio e Peppe da lunge a la taverna, 
a la taverna ho scorto!... 
Ma prudente pe la macchia 
a me nota qui ne venni.
NEDDA
E ancora un poco 
in Tonio t'imbattevi!
SILVIO
ridendo
Oh! Tonio il gobbo!
NEDDA
Il gobbo è da temersi! 
M'ama... Ora qui mel disse... 
e nel bestial delirio suo, 
baci chiedendo, 
ardia correr su me!
SILVIO
Per Dio!
NEDDA
Ma con la frusta 
del cane immondo 
la foga calmai!
SILVIO
E fra quest'ansie in eterno vivrai?! 
Nedda! Nedda! 
Decidi il mio destin, 
Nedda! Nedda, rimani! 
Tu il sai, la festa ha fin 
e parte ognun domani. 
Nedda! Nedda! 
E quando tu di qui sarai partita, 
che addiverrà di me... 
della mia vita?!
NEDDA
commossa
Silvio!
SILVIO
Nedda, Nedda, rispondimi: 
s'è ver che Canio non amasti mai, 
S'è ver che t'è in odio 
il ramingar e'l mestier che tu fai, 
se l'immenso amor tuo 
una fola non è 
questa notte partiam! 
fuggi, fuggi con me!
NEDDA
Non mi tentar! 
Vuoi tu perder la vita mia? 
Taci Silvio, non più... 
È deliro, è follìa! 
Io mi confido a te, 
a te cui diedi il cor! 
Non abusar di me, 
del mio febbrile amor! 
Non mi tentar! Non mi tentar! 
Pietà di me! Non mi tentar, non mi tentar!
Non mi tentar! 
E poi... Chissà!... meglio è partir. 
Sta il destin contro noi, 
è vano il nostro dir! 
Eppure dal mio cor 
strapparti non poss'io, 
vivrò sol de l'amor 
ch'hai destato al cor mio!
SILVIO
Ah! Nedda! fuggiam!
NEDDA
Ah! Non mi tentar! etc.
SILVIO
Nedda rimani!... 
Che mai sarà per me 
quando sarai partita? 
Riman! Nedda! Fuggiam! 
Deh vien! etc.
Tonio appare dal fondo a sinistra.
SILVIO
No, più non m'ami!
TONIO
scorgendoli, a parte
Ah! T'ascolta, sgualdrina!
Fugge dal sentiero minacciando.
NEDDA
Che!
SILVIO
Più non m'ami!
NEDDA
Sì, t'amo! t'amo!
SILVIO
E parti domattina? 
amorosamente, cercando ammaliarla
E allor perché, di', tu m'hai stregato 
se vuoi lasciarmi senza pietà?! 
Quel bacio tuo perché me l'hai dato 
fra spasmi ardenti di voluttà?! 
Se tu scordasti l'ore fugaci, 
io non lo posso, e voglio ancor, 
que' spasmi ardenti, que' caldi baci, 
che tanta febbre m'han messo in cor!
NEDDA
vinta e smarrita
Nulla scordai... sconvolta e turbata 
m'ha questo amor che ne'l guardo ti villa! 
Viver voglio a te avvinta, affascinata, 
una vita d'amor calma e tranquilla! 
A te mi dono; su me solo impera. 
Ed io ti prendo e m'abbandono intera!
Tutto scordiam! 
Negli occhi mi guarda! 
Baciami, baciami! 
Tutto scordiamo!
SILVIO
Tutto scordiam! 
Ti guardo, ti bacio!
stringendola fra le braccia
Verrai?
NEDDA
Si... Baciami! 
Si, mi guarda e mi bacia! 
T'amo, t'amo.
SILVIO
Si, ti guardo e ti bacio! 
T'amo, t'amo.

1.

Al primo posto, per quanto mi riguarda di tutte le epoche, generi e mondi, c'è e ci sarà sempre Bohéme (Puccini). Ho scelto il duetto finale, "Sono andati...", quando Mimì è ormai a un passo dalla morte, e non il primo celeberrimo "O soave fanciulla", pur altrettanto intenso e meraviglioso, perchè mentre l'amore del primo quadro è puro e genuino, esplosione di gioia di vivere ed emblema della gioventù, alla fine dell'opera i due protagonisti hanno un vissuto tanto intenso alle spalle che il loro amore non potrà che essersi arricchito di vita. Mimì e Rodolfo si sono amati, si sono lasciati; Mimì ha umiliato Rodolfo, spassandosela nell'alta società, e Rodolfo non c'era quando Mimì aveva più bisogno di lui. Ora che lei è tornata a morire tra le braccia del suo unico e vero amore ("Mi vuoi qui con te?" è struggente), sembra che non sia passato nemmeno un giorno dal loro primo bacio: la tenerezza di Rodolfo che vuole distogliere Mimì dall'ombra della morte è quanto di più romantico possa mai esistere in un'opera. 




Mimì 
(Apre gli occhi, vede che sono tutti partiti e allunga la mano verso Rodolfo, che gliela bacia amorosamente.) 
Sono andati? Fingevo di dormire 
perché volli con te sola restare. 
Ho tante cose che ti voglio dire, 
o una sola, ma grande come il mare, 
come il mare profonda ed infinita... 
(Mette le braccia al collo di Rodolfo.) 
Sei il mio amore e tutta la mia vita!
Rodolfo 
Ah, Mimì, 
mia bella Mimì!
Mimì 
(Lascia cadere le braccia.) 
Son bella ancora?
Rodolfo 
Bella come un'aurora.
Mimì 
Hai sbagliato il raffronto. 
Volevi dir: bella come un tramonto. 
«Mi chiamano Mimì, 
il perché non so...».
Rodolfo 
(intenerito e carezzevole) 
Tornò al nido la rondine e cinguetta. 
(Si leva di dove l'aveva riposta, sul cuore, la cuffietta di Mimì e gliela porge.)
Mimì 
(gaiamente) 
La mia cuffietta... 
Ah! 
(Tende a Rodolfo la testa, questi le mette la cuffietta. Mimì fa sedere presso a lei Rodolfo e rimane colla testa appoggiata sul petto di lui.) 
Te lo rammenti quando sono entrata 
la prima volta, là?
Rodolfo 
Se lo rammento!
Mimì 
Il lume si era spento...
Rodolfo 
Eri tanto turbata! 
Poi smarristi la chiave...
Mimì 
E a cercarla 
tastoni ti sei messo!...
Rodolfo 
...e cerca, cerca...
Mimì 
Mio bel signorino, 
posso ben dirlo adesso: 
lei la trovò assai presto...
Rodolfo 
Aiutavo il destino...
Mimì 
(ricordando l'incontro suo con Rodolfo la sera della vigilia di Natale) 
Era buio; e il mio rossor non si vedeva... 
(Sussurra le parole di Rodolfo). 
«Che gelida manina... 
Se la lasci riscaldar!...» 
Era buio 
e la man tu mi prendevi... 
(Mimì è presa da uno spasimo di soffocazione e lascia ricadere il capo, sfinita.)
Rodolfo 
(Spaventato, la sorregge.) 
Oh Dio! Mimì! 
  

giovedì 26 luglio 2012

Cattivi all'opera

"Qual è la tua aria d'opera preferita in assoluto?" 
Una domanda semplice in apparenza che mi però mi ha totalmente spiazzata: ce l'ho un'aria preferita? Cioè, una nel senso di una e una sola indiscutibile aria preferita? Me ne vengono in mente decine che potrebbero vincere la palma d'oro della mia top list, ma non una sola. Che cosa curiosa. Però poi il gioco mi ha preso la mano e ho iniziato a pensare a quali potrebbero essere che so, le mie scene d'amore preferite, le mie arie di follia preferite...Ho deciso: dato che questo blog si chiamerà pur Suite Lirica per qualcosa, d'ora in poi ospiterà anche le mie personali top three operistiche (che, conoscendomi, cambieranno come minimo ogni mese, ma questo è il pepe della vita no?)

Cominciamo con...i tre cattivi che più amo appassionatamente!


3.
Al terzo posto si classifica lui, il fascinoso, tenebroso e inquieto CONTE DI LUNA che la bella Leonora snobba per il bel brunetto misterioso che le canta le serenate sotto la finestra. [Trovatore, Terzetto I atto]
Ecco la sua scena di gelosia (roarr!): 

Conte
Di geloso amor sprezzato
Arde in me tremendo il foco!
Il tuo sangue, o sciagurato,
Ad estinguerlo fia poco!
(a Leonora)
Dirgli, o folle, - Io t'amo - ardisti!...
Ei più vivere non può...
Un accento proferisti
Che a morir lo condannò!
Leonora
Un istante almen dia loco
Il tuo sdegno alla ragione...
Io, sol io, di tanto foco
Son, pur troppo, la cagione!
Piombi, ah! piombi il tuo furore
Sulla rea che t'oltraggiò...
Vibra il ferro in questo core,
Che te amar non vuol, né può.
Manrico
Del superbo vana è l'ira;
Ei cadrà da me trafitto.
Il mortal che amor t'ispira,
Dall'amor fu reso invitto.
(al Conte)
La tua sorte è già compita...
L'ora ormai per te suonò!
Il suo core e la tua vita
Il destino a me serbò!
(I due rivali si allontanano con le spade sguainate; Leonora cade, priva di sensi)


2.
Al secondo posto non poteva mancare la Crudelia De Mon dell'opera, vale a dire la magnifica, splendida Regina della Notte! Glaciale e bellissima (nell'opera la bellezza si misura anche in bellezza vocale: cosa c'è di più glaciale e sublime della coloratura che Mozart affibbia alla sua Königin?), cerca di costringere la figlia innocente e un po' storditella a uccidere il suo acerrimo rivale Sarastro.  [Il Flauto magico, Der Hölle Rache]


Der Hölle Rache kocht in meinem Herzen,
Tod und Verzweiflung flammet um mich her!
Fühlt nicht durch dich Sarastro Todesschmerzen,
So bist du meine Tochter nimmermehr.
Verstossen sei auf ewig,
Verlassen sei auf ewig,
Zertrümmert sei’n auf ewig
Alle Bande der Natur
Wenn nicht durch dich Sarastro wird erblassen!
Hört, Rachegötter, hört der Mutter Schwur!
  
La vendetta dell’inferno ribolle nel mio cuore,
morte e disperazione ardono in me!
Se tramite te Sarastro non troverà la morte
Non sarai mai più mia figlia
Disconosciuta per sempre,
Abbandonata per sempre,
Distrutti siano per sempre
Tutti i legami della Natura
Se tu non farai diventare pallido Sarastro!
Ascoltate, dei della Vendetta, ascoltate il giuramento di una madre!

1.
E si aggiudica, come non potrebbe essere altrimenti, gli onori della ribalta in qualità di primo classificato assoluto di tutti i tempi (mi sa che qui il mio voto non cambierà mai) il re dei cattivi, Mister Crudeltà il Barone Scarpia ddde Roma! Non c'è una sua nota che non trasudi perversione e sete di potere, è semplicemente inarrivabile.
Propongo il video di Raimondi all'Arena non tanto perchè lo ritenga il miglior Scarpia disponibile sul web (non si può sentire quando canta ogni vocale come se fosse una O ma pazienza), quanto perchè l'allestimento veronese con tanto di cannoni e pompa magna è una cornice proprio scarpiesca di cui non posso fare a meno.  [Tosca, Te Deum]


Va' Tosca! Nel tuo cuor s'annida Scarpia!...
È Scarpia
che scioglie a volo il falco
della tua gelosia. Quanta promessa
nel tuo pronto sospetto!
A doppia mira
tendo il voler, né il capo del ribelle
è la più preziosa. Ah di quegli occhi
vittoriosi veder la fiamma
illanguidir con spasimo d'amor
fra le mie braccia... 
l'uno al capestro,
l'altra fra le mie braccia...
Tosca, mi fai dimenticare Iddio!



lunedì 16 luglio 2012

Ein Jahr ist vorbei...parte seconda

Prosegue da qui la mia profonda e minuziosa analisi del mio primo anno in terra tedesca: la Germania vista da me dalla A alla Z, ovvero come vivere spaesati ed essere felici!

H come HIMMEL - Bello come il ciel di Lombardia quando è bello? No! Bello come il ciel di Turingia quando è bello! Dove il "quando è bello" è fondamentale, data l'esiguità di giornate serene a disposizione. Ma quando il sole finalmente arriva, non mi è mai capitato di vedere un'immensità così azzurro intenso, pulita e luminosa sopra la mia testa. E la sera, le nuvole si tingono di colori che da noi non esistono: rosso cupo, viola, blu, nero. Inutile dire che, in una piccola città immersa nella natura come Nordhausen, il cielo notturno è un'esperienza davvero imperdibile (quando è sereno, ovviamente): le poche luci artificiali permettono di godersi una volta celeste immensa punteggiata di stelle che sembrano lampioni tanto sono grosse e brillanti. E con un po' di nostalgia penso a quanto sarebbe bello godersi lo stesso cielo sdraiati nel tepore di una spiaggia italiana...  
I come ITALIA! - Inutile dire di no, i nostri "cugini" tedeschi hanno sviluppato per noi un imprescindibile sentimento di amore-repulsione che, volenti o nolenti, ci costringe a stare vicinivicini. Dicono di amare il nostro clima, la nostra cultura, il nostro mare, il nostro sole, il nostro cibo. Ma poi si lamentano del traffico, dello smog, dei ladri, del costo della vita. Come se noi non ce ne fossimo mai accorti, liebe Freunde! Non è che potete pretendere la perfezione, siamo italiani dopotutto. E allora si creano la loro piccola illusione d'italianità nel pieno rispetto della perfetta tedeschità, aprendo Restaurante Vero Italia Pizza Sprint un po' ovunque e spacciando Pene Arabiato come verace piatto italico. Ma comunque lo so, liebe Freunde, che in realtà continuate a sbirciarci con un po' d'invidia, cercando di capire come possiamo, noi bifolchi italioti, rovinare un Paese così bello. 
Quando lo scopriamo anche noi ve lo diciamo, comunque.  
J come JAWOHL - Ovvero l'arte di dire sempre di sì anche quando non capisci una mazza. 
Che è più o meno quello che mi capita ogni volta che entro in qualche ufficio o devo sbrigare qualunque cosa che non sia comprare un chilo di pomodori o suonare il pianoforte. Bisogna guardare con somma concentrazione l'interlocutore, aggrottando la fronte per fargli capire che sì, stiamo ascoltando e traducendo minuziosamente ogni singola sputacchiante sillaba del suo discorso (ricordate lo sguardo falsamente concentrato rivolto alla prof di matematica mentre vi rispiega per l'ottava volta il teorema delle funzioni implicite, sperando che noti la vostra totale abnegazione e comprensione della materia in modo che non vi faccia domande dopo?); interloquire di tanto in tanto con Jaa, Natürlich, Ach so, Stimmt. Annuire con espressione grave e pensosa. E pregare che lì dentro non ci fossero dei punti di domanda.
Kartoffelpuffer mit Apfelmus
K come KARTOFFELN - Il piatto nazionale della Germania. Qui i tedeschi esprimono al massimo potenziale tutta la loro fantasia culinaria. Rösti, insalata di patate, patate e cipolle, patate e cetrioli, patate e patate, Frittes, Kartoffelnudeln (pasta di patate, tipo gnocconi), Klöße (che sono dei pallozzi fatti di patate crude grattugiate), arrivando ad aberranti accostamenti che possono includere marmellate - dalla salsa di rabarbaro alla composta di mirtilli. Una cara amica mi invitò un giorno a casa sua a mangiare i Kartoffelpuffer, una parola dal suono puffoso che mi ha incuriosito. Non sono altro che frittelle di patate...che lei mi ha disgraziatamente servito con abbondante mousse di mela! E mentre cercavo di trangugiarle mi è apparso il santo protettore dei pizzaioli che scuoteva la testa, amareggiato. 
L come LINGUA - Scheiße! Non è un caso che questa sia la prima parola che mediamente ogni italiano impara non appena approda nel magico mondo della lingua tedesca: una bella parolaccia è quanto di più espressivo il malcapitato riesca ad esalare, dopo che la lingua gli si è attorcigliata in qualche groviglio di consonanti o quando si rende conto che l'acca, sì, maledizione, va pronunciata. Eichhörnchen, stupido essere peloso. Tanto per dirne una.
M come MODA - Argomento che mi sta a cuore per le grandi soddisfazioni che la sciatteria tedesca mi regala, facendomi sentire elegante e alla moda (leggere qui per approfondimenti). Tuttavia urge un rientro a Milano con impellente bisogno di shopping. Crisi dei saldi? Arrivo io!!

[...continua...]